Firenze, 9 luglio 2026 – E’ Davide – Monaco 17 il tassista del mese. Non a caso. Il 17 luglio festeggia 37 anni come socio Cotafi. Trentasette anni di corse, di clienti, di traffico, di Firenze vista dal finestrino.
Come sei arrivato a fare il tassista?
«Tutto è cominciato al ristorante Le Fonticine di via Nazionale, dove lavoravo come cameriere. Dovendo spesso chiamare taxi per i clienti, ho cominciato a conoscere diversi tassisti, a scambiare due parole e piano piano l’idea ha preso forma. A me è sempre piaciuto guidare e stare a contatto con la gente, proprio come in sala, e pensai che il tassista potesse essere il lavoro giusto per me».
Ma non fu semplice come sembrava, giusto?
«Mi dovetti fermare subito! Pensavo che, come per la patente B, si potesse iniziare a 18 anni. Invece scoprii che ci volevano 21 anni e il CAP (e non sapevo nemmeno cosa fosse!). Così rimasi al ristorante ancora per un po’, poi partii per il servizio di leva. Al ritorno avevo quasi 21 anni ma non c’erano licenze disponibili. Poi un giorno mi chiamò Cerofolini, l’ex Monaco 13, allora responsabile di Centrale, chiedendomi se ero ancora interessato. Sottoscrissi il compromesso con l’ex Monaco 17, di cui ho mantenuto la sigla, feci tutti gli esami e iniziai la mia carriera sulle strade di Firenze».
Com’è cambiato il mestiere?
«Il lavoro è cambiato moltissimo, sia dal punto di vista umano che tecnologico. Il traffico rispetto agli anni Novanta è spesso diventato insostenibile, le corsie preferenziali sono praticamente scomparse e la clientela è cambiata. Ma la cosa che sento di più è il cambiamento nella categoria stessa. Prima eravamo più uniti, quasi una famiglia. Ci conoscevamo tutti, ci si divertiva, si scambiavano due parole. Oggi riesci ancora a parlare con i colleghi veterani, ma i nuovi, specialmente i più giovani, se ne stanno da soli sul taxi col cellulare in mano. E spesso non sai nemmeno chi hai davanti: chi è in gestione, chi è collaboratore, chi è in doppia guida, chi è conduttore del titolare, chi è della flotta Ter. Da questo punto di vista il lavoro mi piace un po’ meno».
Un tempo i nuovi tassisti passavano tutti dalla centrale operativa per mesi, imparavano le basi del Radiotaxi e gli operatori li conoscevano uno per uno. Tu non fai eccezione, giusto?
«Venivo in centrale a capire come funzionava tutto. E poi andavo a lavorare con il tassista che mi cedeva la licenza, guardandolo lavorare. Ho imparato tantissimo così».
Come stacca Davide dal taxi? Cosa fai per ricaricare le pile dopo ore di traffico fiorentino?
«Prima andavo in piscina o a correre. Adesso con Alessia posso al massimo fare una camminata col passeggino! Quando posso mi prendo due o tre giorni di vacanza. Pensa: è un anno e mezzo che non lavoro più la mattina e, nonostante questo, sono felicissimo. Passare le mie mattine con lei è una gioia e un’emozione infinita. Ogni giorno mi regala qualcosa di nuovo e non vedo l’ora di poter interagire ancora di più con lei man mano che cresce».
Raccontaci una tua giornata tipo come se dovessi spiegarla a chi non ha mai messo piede su un taxi…
«Vuoi quella di prima o quella da quando mi è nata la bambina?»
Tutte e due, naturalmente…
«Quando ho iniziato facevo il turno 8-20 e abitavo alla Bagnese. La mattina mi dirigevo verso i posteggi di Vespucci (allora ancora in Lungarno Vespucci) o a Porta Romana. All’ora di pranzo staccavo e andavo a mangiare con la solita banda di tassisti in via de’ Benci, al Panino Bomba, all’angolo con via dei Neri, dove oggi c’è il Soul Kitchen. Nella compagnia c’era il grande Franco Biondi e altri colleghi del 4242. Un’oretta di pausa e poi via, si ripartiva da Santa Croce. Lavoravo fino a tardi come un matto per vivere e ripagare l’investimento fatto».
E ora, invece?
«Adesso con la nascita di Alessia è cambiato tutto. Mia moglie lavora al bar e io la mattina faccio il mammo. Lei torna verso le 16 e a quell’ora esco io, fino a sera. È cambiato tutto, ma in meglio. Questa figlia, cercata e fortemente voluta, mi sta regalando la gioia più grande della mia vita».
Come ti vedi tra dieci anni?
«Se la salute me lo permetterà, l’idea è di lavorare altri tredici anni per tagliare il traguardo dei cinquant’anni da socio Cotafi. Poi saluto tutti, a Dio piacendo. Ma questo non dipende solo da me».
C’è una categoria di passeggeri con cui ti trovi particolarmente bene?
«Mi piace molto lavorare con i piloti della Vueling. Generalmente sono simpatici: se sono in due o tre parlano fra di loro, ma spesso sono da soli e, trattandosi molte volte delle stesse persone, è molto piacevole scambiare due chiacchiere. Qualche collega non li sopporta, ma a me, che di servizi con loro ne faccio molti, non risulta proprio. Per me restano i clienti migliori. E poi…Vorrei tanto prendere il brevetto di pilota e continuare ad accompagnare la gente… volando! In generale, preferisco il cliente con cui puoi scambiare due parole, anche se i temi sono sempre i soliti: meteo e traffico. D’altronde, di traffico ne sappiamo qualcosa».
Cosa non immagina chi è fuori dal settore?
«La gente guarda solo a quanto si incassa e non sa che, specialmente all’inizio, quando c’è da ammortizzare la licenza, si lavora come muli in mezzo al traffico e allo stress per pagare un sacco di spese e di tasse, dimenticandosi sabati, domeniche, Natale, Pasqua e Capodanno. Undici ore fuori ogni giorno, spesso con un panino per pranzo, magari da soli. Non si può guardare solo al costo della singola corsa. Non so da dove venga quest’immaginario collettivo sulla ricchezza dei tassisti. Di certo non ci si arricchisce. Quando trovo qualcuno che parla senza sapere, gli consiglio semplicemente di andare in cooperativa, fare un grosso investimento per iniziare questo lavoro e poi raccontarmi com’è andata. Vedrete che cambia subito idea».
Cosa diresti ad un collega che comincia adesso?
«Prima di tutto: prendila con calma. Specialmente se pensi di fare questo lavoro per tutta la vita. Altrimenti ti bruci subito e fai come tanti: dopo otto o dieci anni scoppi. E poi, secondo consiglio, cerca di non fare tanto il malandrino, perché con i sistemi di controllo che abbiamo oggi qualcuno del consiglio di amministrazione ti chiama e ti fa una bella sanzione. Fidati».
